Il punto sul GHB
L'acido gamma-idrossibutirrico, in sigla GHB, è noto in Italia
per il suo impiego nel divezzamento del paziente alcolista, al contrario
gli operatori sanitari e i ricercatori di oltre oceano si sono occupati
esclusivamente delle proprietà d'abuso del farmaco. E' probabile
che una tale radicale contrapposizione abbia creato un certo imbarazzo
nel lettore italiano fino al punto di indurlo a chiedersi se l'Alcover®
italiano contenga davvero GHB. Benvenuta quindi l'approfondita rassegna
che Drug and Alcohol Dependence dedica all'argomento (Nicholson KL,
Balster RL.GHB: a new and novel drug of abuse. Drug Alcohol Depend.
2001;63:1-22.).
Sintetizzato e studiato negli anni sessanta da Laborit (uno degli
scopritori della clorpormazina) come possibile succedaneo del GABA,
il GHB si è dimostrato in seguito un neurotrasmettitore inibitorio
presente in alte concentrazioni in varie aree del cervello, in particolare
nell'ippocampo, dove è riscontrabile anche la massima densità
del suo specifico recettore. Depone per un suo autonomo ruolo neurotrasmettitoriale
e neuromodulatorio il fatto che il GHB non abbia affinità per
altri tipi di recettori, se si eccettua quella assai debole e quindi
irrilevante alle concentrazioni fisiologiche per i recettori GABA-B.
Gli studi farmacologici sinora condotti hanno dimostrato che tale ruolo
include l'inibizione della detonazione (firing) dei neuroni dopaminergici
a basse dosi e, al contrario, la liberazione di dopamina ad alte dosi.
Un'azione modulatoria da parte del GHB è stata evidenziata anche
a carico del sistema GABAergico.
L'unicità del meccanismo d'azione del GHB è ulteriormente
dimostrata dagli studi di farmaco-discriminazione, una metodologia utilizzata
per definire la classe farmacologica di appartenenza di una sostanza
psicoattiva e ritenuta in grado di predire gli effetti soggettivi prodotti
da farmaci nell'uomo. Le proprietà stimolo-discriminative del
GHB differiscono da quelle delle benzodiazepine, alcol, morfina, fenciclidina.
Vi è invece concordanza tra GHB e baclofen (agonista GABA-B),
ma solo ad alte dosi.
Gli studi preclinici hanno ovviamente affrontato il problema delle
potenzialità d'abuso del GHB. L'impiego di metodiche di autosomministrazione
in varie specie infraumane ha fornito risultati contraddittori. A fronte
di studi che mostrano che il GHB è autosomministrato dai piccoli
roditori (topi e ratti) stanno quelli condotti sui primati e i cui risultati
hanno condotto gli autori a concludere che il GHB è, al massimo,
un debole rinforzo positivo. Anche la capacità del GHB di indurre
tolleranza e dipendenza fisica appare assai debole. Nel loro insieme
gli studi preclinici non sembrano fornire elementi predittivi del forte
allarme connesso con la diffusione dell'uso, misuso e abuso del GHB.
Introdotto nel mondo delle palestre come anabolizzante per la sua capacità
di indurre rilascio di ormone della crescita, il GHB si è progressivamente
diffuso tra i frequentatori delle discoteche per assumere infine la
pessima reputazione di strumento farmacologico per ottenere favori sessuali
da una partner non consenziente. Reputazione certo immeritata stante
lo studio che mostra il GHB buon ultimo (4.1%) dopo alcol (40%), cannabis
(18.5%), benzodiazepine (8.2%) e cocaina (8.2%) come droga rinvenuta
nei liquidi biologici di donne vittime di stupro. I dati epidemiologici
sembrano invece sostenere l'opinione di una incrementante diffusione
dell'uso ricreativo del GHB negli Stati Uniti. Gli autori della rassegna
tuttavia prevedono che, stante la bassa potenzialità tossicomanigena
del GHB, l'introduzione di più rigidi controlli sul suo commercio
porterà ad un rapido declino della diffusione della sostanza.
Resta comunque il fatto, certo positivo, della bassa tossicità
acuta del GHB. Gli autori riportano infatti un unico caso di morte ascrivibile
all'assunzione di solo GHB.
Come ovvio, la rassegna affronta anche la questione dell'uso terapeutico
del GHB. Vengono così riportati gli studi preclinici e clinici
a sostegno della efficacia del farmaco nell'alcolismo. Tali studi suggeriscono
la presenza di tolleranza crociata tra alcol e GHB e la capacità
di quest'ultimo di attenuare sia i sintomi astinenziali da alcol sia
il craving verso di esso. Malgrado ciò, gli autori si mantengono
particolarmente cauti evitando ogni commento circa la reale efficacia
terapeutica del farmaco. Inoltre, in alternativa ad un meccanismo di
tolleranza crociata che farebbe del GHB un farmaco di sostituzione dell'alcol,
gli autori suggeriscono che il farmaco inibisca in maniera non specifica
alcuni dei sintomi astinenziali indotti dall'uso cronico dell'alcol.
Un effetto simile a quello indotto dalla clonidina in caso di astinenza
da oppiacei. Insomma il problema dell'efficacia del GHB nell'alcolismo
suscita ancora perplessità che non possono che essere fugate
da più approfonditi studi.
Mentre il dibattito su proprietà tossicomanigene del GHB e sue
potenzialità terapeutiche nell'alcolismo prosegue, la Food and
Drug Administration ha deciso di approvare lo sviluppo del farmaco (sotto
il nome di Xyrem®) nel trattamento della narcolessia. Stante la
natura di depressore del sistema nervoso centrale del GHB, questa indicazione
può apparire paradossale. Al contrario, essa si propone di sfruttare
una proprietà davvero unica del farmaco. Essa consiste nell'indurre
nell'uomo un incremento del sonno ad onde lente e un incremento e consolidamento
degli episodi di sonno REM.
Questi effetti non sono condivisi dagli altri ipnotici: benzodiazepine
ed alcol, ad esempio, tipicamente riducono gli episodi di sonno REM
ed interferiscono con le altre fasi del sonno, rendendolo in definitiva
meno riposante. Proprio la capacità del GHB di produrre un sonno
fisiologico agirebbe sulla causa principale, sonno notturno altamente
disorganizzato, dei ripetuti episodi di addormentamento diurno caratteristici
del disturbo.