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SISTEMATICA Elenco
dei lavori disponibili
Neurofarmacologia dell’etanolo: effetti acuti
Manuela Graziani
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università “La Sapienza” e Policlinico “Umberto
I” - Roma
Indice
- Introduzione
- Alcol e canali ionici
- Canali ionici recettore-dipendenti
A.1 Ad azione inibitoria
a. GABA
b. Glicina
A.2 Ad azione eccitatoria
a. NMDA
b. Non –NMDA
c. Nicotinici
d. Serotoninergici
- Canali ionici voltaggio-dipendenti
- Alcol e neurotrasmettitori
- Dopamina
- Serotonina
- Sistema oppiaceo
- Conclusioni
- Bibliografia
1. Introduzione
I molteplici effetti che l’etanolo induce sul sistema nervoso
centrale coinvolgono una ampia gamma di funzioni psicomotorie: per molti
anni si è ritenuto che sottesa alla eterogeneità degli
effetti osservati fosse la capacità dell’alcol di interagire
con la membrana neuronale attraverso meccanismi non specifici. Gli effetti
derivanti dall’esposizione acuta all’alcol sono, almeno
in parte, comuni a quelli indotti da molecole appartenenti ad altre
classi farmacologiche che rientrano più genericamente nella definizione
(su base farmacodinamica) di sedativo-ipnotici: benzodiazepine, barbiturici
ed anestetici generali. L’etanolo è infatti ansiolitico,
ipno-inducente ed anticonvulsivante; a più alte concentrazioni
induce incordinazione motoria, anestesia e depressione respiratoria.
Negli ultimi decenni una enorme mole di dati ha dimostrato che l’etanolo
agisce a livello neuronale interagendo con specifici recettori di membrana,
la funzionalità dei quali è partecipe delle funzioni cerebrali
sino ai comportamenti complessi.
I rapidissimi progressi delle neuroscienze, unitamente a quelli della
biologia molecolare, hanno permesso lo studio delle funzioni cerebrali
in modelli sperimentali sempre più specifici: tra le tecniche
di maggior ausilio, le colture di neuroni, che hanno permesso l’osservazione
della singola unità cellulare, nonché l’uso di recettori
clonati o ricombinanti, che possono essere pertanto espressi in cellule
coltivate appositamente, come ad esempio le uova di rana (Xenopus oocytes);
inoltre l’utilizzo di tecniche di microdialisi, nonché
di immagine (PET, ecc), ottimizzando lo studio in vivo dei livelli dei
neurotrasmettitori e della loro interazione con i rispettivi recettori,
ha contribuito all’ampiamento delle conoscenze negli organismi
in toto. Infine la farmacologia comportamentale ha fornito, attraverso
l’analisi sperimentale del comportamento, un ulteriore strumento
di analisi degli effetti neurochimici e neurofisiologici indotti dall’alcol.
La comprensione dei meccanismi molecolari e cellulari sottesi agli effetti
acuti dell’etanolo a livello neuronale fornisce ampie basi per
una più vasta comprensione degli effetti derivanti dalla sua
assunzione cronica, ovvero ai meccanismi sottesi all’istaurarsi
di tolleranza, dipendenza ed astinenza. Come noto, l’etanolo agisce
a livello del sistema nervoso centrale (SNC) alterando la trasmissione
neuronale sinaptica, con conseguente riduzione della velocità
dell’attività cerebrale. Particolare importanza rivestono
gli effetti esplicati a livello dei canali ionici, siano essi voltaggio-
che recettore-dipendenti: gli effetti specifici che l’alcol esercita
a livello della funzionalità di questi canali risultano modulati
sia dalla composizione in subunità che dallo stato di fosforilazione
dei canali ionici stessi.
2. Alcol e canali ionici
A Canali ionici recettore-dipendenti
A1. Ad azione inibitoria
a. GABA
Nell’induzione dell’ effetto di depressione del SNC indotto
dall’alcol, fondamentale risulta la sua interazione con il sistema
gabaergico, in particolare con i recettori GABAA1.
L’attivazione dei recettori GABAA indotta dalla somministrazione
acuta di etanolo, caratteristicamente osservabile sia in vivo che in
vitro, è evidenziabile in particolare in alcune aree cerebrali
(corteccia, setto mediale, pars reticolata della substantia nigra, ippocampo)
(Breese et al. 1993). A livello dei recettori
associati a canali ionici GABAA e glicina2
(la cui attivazione causa un aumento della conduttanza agli ioni Cl-)
l’etanolo aumenta l’attività dei rispettivi neurotrasmettitori
(Diamond et al. 1997). In un recentissimo
studio gli autori concludono che l’effetto potenziante dell’etanolo
sul recettore GABAA si concretizza in una azione stabilizzante
sul recettore allo stato aperto (Akk e Steinbach
2003) e non in un effetto dell’etanolo sull’affinità
del GABA per il recettore o sulla frequenza di apertura del canale.
I numerosi studi sperimentali, intrapresi negli ultimi anni allo scopo
di meglio identificare le subunità recettoriali maggiormente
implicate nella sensibilità del recettore all’etanolo (e/o
ad altre molecole ad azione sedativo-ipnotica), hanno utilizzato prevalentemente
tecniche di analisi della sequenza del DNA e di DNA ricombinante (Mihic
et al. 1997; Blednov et al. 2003): l’utilizzo
di tali tecniche ha permesso di ottenere cellule in cui i recettori
GABAA esprimessero combinazioni differenti fra le subunità
costituenti. I risultati hanno evidenziato che la combinazione alfa2,beta1,gamma2L
è maggiormente sensibile all’effetto potenziante dell’etanolo
(Ueno et al. 1999). Recentissima ulteriore conferma
proviene da un lavoro effettuato su topi mutanti in cui è stata
abolita la sintesi di alfa2beta1, nei quali è
stata osservata una ridotta risposta all’etanolo (Blednov
et al. 2003).
Lo studio degli effetti neuropsicofarmacologici derivanti dall’attivazione
dei recettori GABAA è stato, tra gli altri, effettuato
in modelli sperimentali di auto-somministrazione: tali studi hanno evidenziato
che molecole ad azione agonista dei recettori GABAA modulano
in senso attivatorio nell’animale da laboratorio il comportamento
operante volto alla autosomministrazione di etanolo (Petry
1997), causando inoltre un incremento della quantità totale
di alcol assunta (Boyle et al. 1993). Ulteriori
lavori sperimentali sono stati attuati allo scopo di verificare l’effetto
della applicazione diretta di agonisti ed antagonisti dei GABAA
a vari livelli del sistema mesolimbico3:
in particolare microiniezioni del GABAA agonista muscimolo
a livello del nucleo ventrale tegmentale (ventral tegmental area –
VTA) (Hodge et al. 1996) non alterano la quantità
totale di alcol ingerita in un paradigma di comportamento operante,
suggerendo che siano altre le regioni encefaliche a trasmissione gabaergica
implicate nell’aumento del consumo di etanolo osservato a seguito
della somministrazione sistemica di GABA-mimetici.
Fondamentale nello studio delle proprietà di rinforzo positivo
esibite dall’etanolo l’osservazione che l’infusione
di muscimolo nella medesima area innalza la concentrazione di dopamina
(DA) a livello del nucleus accumbens (NAC): questo dato indica che la
stimolazione dei GABAA a livello della VTA produce una attivazione
della funzione dopaminergica a livello del NAC (Kalivas
et al. 1990). Studi successivi hanno inoltre evidenziato che tale
liberazione diminuisce in ratti in cui è stata indotta una sindrome
astinenziale, mentre aumenta in condizioni di autosomministrazione dell’etanolo
(Weiss et al. 1996) suggerendo un importante
ruolo di questo circuito nel mantenimento del comportamento di abuso.
Opposto sembra invece essere l’effetto della stimolazione dei
GABAA a livello del NAC: in ratti resi dipendenti dall’etanolo
l’applicazione di muscimolo a livello del NAC induce una diminuzione
di emissioni della risposta (volta ad ottenere l’etanolo stesso),
nonché della quantità totale di etanolo ingerito (Hodge
et al. 1995). Gli effetti dell’alcol sui recettori GABAA
a livello dell’amigdala estesa (AMG) implicati nel controllo della
assunzione di etanolo sono differenti in relazione allo stato di dipendenza
o meno dall’etanolo: è stato infatti osservata una diminuzione
dell’automministrazione di alcol quando i suddetti recettori vengano
rispettivamente inibiti in ratti non dipendenti (Hyytia
e Koob 1995) o stimolati in ratti resi dipendenti dall’alcol
(Roberts et al. 1996).
I medesimi meccanismi neurobiologici che appaiono alla base dell’autosomministrazione
dell’etanolo, sembrano essere anche alla base delle proprietà
stimolo-discriminative4 possedute dall’etanolo
stesso (Grant et al. 1991): dati sperimentali
identificano nei sistemi recettoriali GABAA e NMDA i mediatori
coinvolti negli effetti di stimolo discriminativo (e di autosomministrazione)
dell’etanolo (Hodge 2001).
b. Glicina
Anche i recettori della glicina possono essere coinvolti nell’azione
dell’alcol: attraverso l’utilizzo di recettori ricombinanti
espressi negli Xenopus oocytes (Mascia et al.
1996) è stato infatti dimostrato (Ye et
al. 1998) che anche a livello di questi recettori l’etanolo
aumenta il flusso di ioni Cl-. I recettori composti dalla subunità
alfa1 sono più sensibili alle basse concentrazioni
di etanolo rispetto ai recettori contenenti la subunità alfa2; inoltre
nella subunità alfa1 la sostituzione di un singolo aminoacido (serina
al posto della isoleucina in posizione 26) causa un diminuzione della
sensibilità dei canali del Cl- all’etanolo. Presi insieme
questi dati suggeriscono che il potenziamento della funzionalità
dei recettori della glicina indotto dall’etanolo derivi dall’interazione
dello stesso con specifici aminoacidi, evidentemente fondamentali per
la attivazione recettoriale. Si può pertanto ipotizzare che cambiamenti
individuali di singole sequenze geniche possano condizionare una maggiore
o minore sensibilità agli effetti sedativi ed anestetici dell’etanolo.
A.2 Ad azione eccitatoria
a. NMDA
L’alcol inibisce la capacità del glutammato5
di aprire il canale cationico associato al sottotipo recettoriale N-metil-D-aspartato
(NMDA) (Diamond e Gordon .1997): come
conseguenza il flusso di ioni attraverso i canali associati al recettore
risulta inibito. Questa azione dell’alcol può contribuire
alla perdita di memoria che a volte si verifica nell’intossicazione
acuta da etanolo, in quanto, come noto, il recettore NMDA è ritenuto
implicato in aspetti della funzione cognitiva quali apprendimento e
memoria, attraverso un meccanismo di facilitazione sinaptica.
I numerosi studi presenti sull’effetto dell’esposizione
acuta all’etanolo evidenziano una sua azione inibente sui recettori
NMDA, in particolare sulla capacità del neurotrasmettitore di
attivare e/o modulare l’apertura dei relativi canali cationici.
Come già evidenziato in riferimento alla trasmissione gabaergica,
gli effetti dell’etanolo sui recettori NMDA non sono uniformemente
presenti in tutte le aree cerebrali ma selettivamente evidenziabili
in alcune zone (nucleo del setto laterale, substantia nigra, talamo,
ippocampo e cervelletto). Un recentissimo lavoro (Criswell
et al. 2003) effettuato su neuroni isolati evidenzia che tale differente
reattività non è osservabile in vitro: essa pertanto non
è attribuibile a differenze nell’azione dell’etanolo
a livello recettoriale (postsinaptico), bensì dipendente da meccanismi
pre-sinaptici ancora non definiti.
Mentre come già detto l’effetto dell’esposizione
acuta all’etanolo consiste in una inibizione della funzionalità
dei recettori NMDA, al contrario l’esposizione cronica causa un
incremento nell’espressione dei recettori: questo a sua volta
modifica gli effetti dell’esposizione acuta e contribuisce all’istaurarsi
della sindrome astinenziale, in particolare della sua componente motoria
(convulsioni). Non è ancora ben stabilito il meccanismo con il
quale l’alcol inibisce la trasmissione glutamatergica: il meccanismo
più probabile è di tipo non competitivo, in quanto è
stato osservato che non agisce né come un antagonista recettoriale,
né come bloccante il flusso cationico a livello dei canali (Woodward
2000).
Un recente lavoro (Ronald et al. 2001) evidenzia
una diminuzione dell’attività inibitoria dell’etanolo
a seguito della alterazione della fenilalanina in alanina a livello
del dominio TM3 della subunità NR1: gli autori suggeriscono che
l’etanolo interagisca con aminoacidi a livello del dominio TM3
a sua volta coinvolto nel processo di trasduzione del legame agonista-recettore
in apertura dei canali ionici.
Come già sottolineato, un’altra modalità con la
quale l’alcol può alterare la funzionalità neuronale
è attraverso l’interazione con i meccanismi di fosforilazione
delle proteine6: a livello dei recettori
NMDA, l’alcol attiva la tirosina chinasi (chinasi specifica coinvolta
nella fosforilazione del recettore NMDA: come dice il nome stesso, agisce
fosforilando l’aminoacido costituente tirosina), con conseguente
effetto di inibizione della funzionalità recettoriale (Miyakawa
et al. 1997). Studi effettuati su topi caratterizzati dalla mancanza
del gene deputato alla sintesi della tirosina-chinasi, hanno evidenziato
che, in assenza di questa specifica protein-chinasi, non si istaura
la cosìdetta tolleranza rapida (Pearson
et al. 1997) all’effetto inibitorio sulla trasmissione glutammatergica
esplicato dall’etanolo. Ciò sottolinea l’importanza
del recettore NMDA nei meccanismi che conducono dall’adattamento
neuronale, a sua volta responsabile dell’istaurarsi del fenomeno
della tolleranza.
Altra chinasi bersaglio dell’azione dell’alcol è
la protein-chinasi AMPc-dipendente: studi sperimentali (Dohrman
et al. 1996) hanno evidenziato che l’alcol induce una alterazione
della distribuzione di questa chinasi nei neuroni, consistente in una
sua traslocazione all’interno del nucleo (Dohrman
et al. 2002). Tra le proteine oggetto di regolazione di questa chinasi
è il trasportatore del neurotrasmettitore adenosina (Coe
et al. 1996): la inibizione del trasportatore conduce ad un aumento
della concentrazione della adenosina a livello della sinapsi, e quindi
ad una amplificazione dell’ effetto inibitorio (pertanto sinergico
a quello del GABA) da essa indotto.
b. non –NMDA
Sebbene studi a livello dell’ippocampo e del cervelletto suggeriscano
una maggiore sensibilità all’etanolo dei recettori NMDA
rispetto i recettori AMPA/cainato, più recentemente studi in
vitro hanno evidenziato che l’etanolo inibisce la trasmissione
glutammatergica a livello dei recettori per il cainato (Carta
et al. 2003) a localizzazione ippocampale, nonchè a livello
dei recettori AMPA nel locus coeruleus (Nieber
et al. 1998). Attualmente si ritiene quindi, anche sulla base di
studi su recettori ricombinanti, che sia i recettori NMDA che i recettori
AMPA/cainato siano target dell’azione dell’etanolo (Wirkner
et al. 2000). Come già sopra detto, il residuo di fenilalanina
appare cruciale come target dell’azione dell’etanolo a livello
dei recettori NMDA: dato che tale residuo è comune anche ai recettori
non-NMDA, questa osservazione convalida ulteriormente l’ipotesi
dei recettori ionotropi come bersaglio dell’azione dell’alcol.
c. Nicotinici
L’etanolo (Wu et al. 1994) interagisce
anche con i recettori nicotinici: è stato suggerito che la principale
azione dell’etanolo sia di stabilizzare i recettori allo stato
aperto. Un recente lavoro (Larsson et al. 2002)
ha confermato tali dati, sottolineando inoltre che l’interazione
dell’etanolo con i recettori nicotinici situati a livello del
VTA è importante per la attivazione dei neuroni dopaminergici
a livello mesolimbico e quindi per le proprietà di rinforzo positivo
dell’etanolo.
B. Canali ionici voltaggio-dipendenti7
I vari sottotipi dei canali del Ca++ (T, L, N, P, Q) sono distribuiti
in modo eterogeneo a livello neuronale e da ciò è derivata
la difficoltà di individuare gli effetti dell’etanolo sul
singolo sottotipo. Studi in vitro hanno comunque evidenziato che, mentre
i sottotipi T e P sono relativamente insensibili all’azione dell’alcol
(Solem et al. 1997), sia i canali del Ca++
di tipo L (Wang et al. 1994) che i canali di
tipo N e P/Q sono inibiti dall’incubazione con etanolo. L’inibizione
alcol-indotta di questi ultimi risulta antagonizzato dall’attivazione
della fosfochinasi A, suggerendo che un processo di fosforilazione possa
essere alla base della sensibilità dei canali del Ca++ all’etanolo.
In accordo studi effettuati su ratti alcohol-preferring hanno evidenziato
che la somministrazione di un agonista dei canali del Ca++ di tipo L
causa una diminuzione della quantità di alcol assunta (West
et al. 1999).
Anche i canali del K+ sono sensibili agli effetti acuti dell’alcol
e l’analisi della modalità con cui questo effetto viene
esplicato indica che in particolare l’alcol riduce la probabilità
che il canale perduri allo stato aperto (Covarrubias
et al. 1993). La sequenza aminoacidica è fondamentale per
la sensibilità all’alcol dei canali del K+, come dimostrato
da studi effettuati su recettori clonati (Chu
e Treistman 1997).
3. Alcol e neurotrasmettitori
A. Dopamina
Se, come già sottolineato, gli effetti acuti di depressione
del SNC indotti dall’alcol sono riconducibili alle sue azioni
sui sistemi neurotrasmettitoriali glutammato, GABA e glicina, tale meccanismo
di azione certamente non spiega le sue proprietà gratificanti.
Sono difatti numerosissimi gli studi intrapresi negli ultimi decenni
allo scopo di meglio delineare meccanismi cellulari e molecolari alla
base degli effetti di rinforzo positivo dell’etanolo: questi studi
si sono focalizzati sui suoi effetti sulla dopamina (DA) e sulla serotonina
(5-HT) che, come ampiamente noto, sono i trasmettitori implicati nei
meccanismi di rinforzo di numerose sostanze oggetto d’abuso (Wise
1980).
L’aumento della concentrazione extracellulare di DA a livello
del sistema mesolimbico indotto dall’etanolo è infatti
ritenuto da tempo uno dei meccanismi chiave nella sua azione di rinforzo
(Spanagel e Weiss 1999; Koob
1999). Pertanto alterazioni dell’attività dei neuroni
dopaminergici a livello di alcune aree cerebrali hanno mostrato modificare
significativamente il comportamento di assunzione dell’etanolo:
in particolare il blocco dei recettori della DA attraverso la somministrazione
sistemica (Files et al. 1998) di antagonisti dei recettori D2
riduce l’autosomministrazione di etanolo nei modelli di self-administration:
medesimo effetto è stato osservato tramite microiniezioni di
antagonisti dopaminergici a livello del NAC (Rassnick
et al. 1992). Il/i meccanismi tramite i quali l’assunzione
acuta di alcol induce un aumento della concentrazione extracellulare
di DA sono stati studiati tramite tecniche microdialitiche ed elettrofisiologiche.
Allo stato attuale delle conoscenze si ritiene che l’alcol agisca
sul tono dopaminergico sia tramite meccanismi diretti che indiretti.
Tra i meccanismi diretti risulta fondamentale la summenzionata stimolazione
del rilascio della DA a livello del sistema mesolimbico (Weiss
et al. 1996): in tal senso un recente studio in vivo (Yim
e Gonzales 2000) evidenzia come questo meccanismo, che esita in
un aumento della concentrazione della DA a livello del NAC, sia di maggior
peso rispetto ad un eventuale effetto (inibente) dell’etanolo
sulla ricaptazione della DA. E’ inoltre stato evidenziato un effetto
diretto eccitatorio (aumento della velocità di depolarizzazione)
sui neuroni dopaminergici in particolare a livello dei corpi cellulari
del VTA, con conseguente aumento del rilascio di DA a livello del NAC
(Brodie et al. 1999). Un effetto dell’etanolo
è stato evidenziato anche a livello del metabolismo della DA:
in ratti alcohol-preferring trattati con etanolo è stato riscontrato
un aumento della concentrazione dell’acido omovanillico (metabolita
della DA) sia a livello del NAC che dello striato (Honkanen
et al. 1994)
Un ulteriore meccanismo di azione sul metabolismo della DA, in particolare
a livello del trasportatore della DA (dopamine transporter = DAT)8,
è stato recentemente evidenziato: la funzionalità del
DAT risulta aumentata a seguito della esposizione all’etanolo
e, dato il rapporto temporale fra i due eventi (l’aumento di attività
del DAT segue all’aumento della concentrazione di DA), gli autori
(Mayfield et al. 2001) suggeriscono che
l’aumento di attività del DAT in presenza di etanolo possa
rappresentare una risposta compensatoria all’aumento della concentrazione
della dopamina stessa a livello sinaptico. L’aumento della funzionalità
del DAT causato dalla esposizione all’alcol, potrebbe inoltre
contribuire all’insorgenza della tolleranza, nonché alla
diminuzione del tono dopaminergico mesolimbico, ed alla diminuzione
della concentrazione di DA osservate nella sindrome astinenziale da
alcol.
Tra i meccanismi indiretti importanti quelli GABA-mediati, dato il ruolo
cruciale da esso svolto nella regolazione del tono dopaminergico mesolimbico:
è stato difatti osservato che il rilascio di dopamina causato
dall’assunzione acuta di alcol livello del NAC risulta antagonizzato
da un aumento del tono GABAergico (Gerasimov et
al.1999) suggerendo che la somministrazione di un agonista GABA
(i.e. gamma-vinil-GABA, inibitore della GABA-transaminasi9)
possa ridurre la componente di rinforzo positivo propria dell’alcol
(Stromberg et al. 2001).
b. Serotonina
Alcuni degli effetti dell’etanolo sul SNC risultano modulati
attraverso il sistema serotoninergico: la maggior parte degli studi
dimostrano che un aumento del tono serotoninergico centrale inibisce
l’assunzione di alcol (Maurel et al. 1999;
De Vry 1995). L’esistenza di ben 7 famiglie
recettoriali distinte, ciascuna delle quali comprendente numerosi sottotipi,
cui possono corrispondere effetti comportamentali differenti, rende
probabilmente ragione delle discrepanze evidenziate da recenti studi
sugli effetti dell’etanolo sui vari sottotipi recettoriali.
Inoltre la trasmissione serotoninergica è implicata in alcuni
comportamenti che possono interferire con l’assunzione di alcol,
i.e. comportamento ingestivo ed attività motoria; pertanto alterazioni
in questi comportamenti possono inibire l’assunzione di alcol.
Le prime 3 famiglie recettoriali (5-HT1A, 5-HT2A,
5-HT3) sono sicuramente implicate nell’auto-somministrazione
di alcol: in particolare in animali da esperimento il trattamento con
un agonista 5-HT1A ha mostrato a basse dosi di aumentare
il consumo di alcol e di diminuirlo alle più alte.
Un ruolo nella modulazione dell’azione dell’alcol è
sicuramente riconosciuto ai 5-HT310
(Lovinger e Zhou 1994). Così
come per i recettori per glicina e GABAA, l’alcol potenzia
la loro attività e conseguenza è l’aumento della
concentrazione di dopamina a livello del sistema limbico. Il coinvolgimento
dei 5-HT3 nella modulazione dei livelli di dopamina etanolo-indotti
è stato evidenziato a livello del VTA (Campbell
et al. 1996) in quanto l’applicazione locale di un agonista
dei recettori 5-HT3 ha mostrato aumentare significativamente
i livelli di DA in quest’area, aumento che viene inibito dalla
presenza di un antagonista. Ulteriore conferma viene, tra gli altri,
da un recente lavoro sperimentale (Rodd-Henricks
et al. 2000) nel quale è stato osservato che la somministrazione
in vivo di un antagonista 5-HT3 attenua l’assunzione
di alcol in un ceppo di ratti alcol preferenti (Sardinian alcohol-preferring)
e resi dipendenti dall’alcol (dopo 4 settimane). Importante la
conferma clinica a questi dati (Johnson et al.
2002): la somministrazione dell’ antagonista selettivo 5-HT3
ondansetrone ha mostrato ridurre significativamente il craving in soggetti
con l’alcolismo di tipo II (ad esordio precoce), caratterizzato
come noto da anormalità del sistema serotoninergico (v. Nencini
http://www.sosdroga.it/sitox/1.htm).
c. Sistema oppiaceo
Da quanto sopra esposto risulta evidente il ruolo centrale del sistema
dopaminergico negli effetti di rinforzo positivo esibiti dall’etanolo:
sono comunque numerose le osservazioni che indicano il coinvolgimento
di altri sistemi neurotrasmettitoriali. Ad esempio, la distruzione di
neuroni dopaminergici a livello mesolimbico, non ha mostrato influire
significativamente (Ikemoto et al. 1997)
sul consumo di alcol in ratti che avevano avuto un precedente contatto
con l’alcol stesso, mentre ha inibito significativamente l’acquisizione
del comportamento di ingestione, suggerendo pertanto che siano differenti
i meccanismi implicati nei comportamenti rispettivamente di mantenimento
e di acquisizione del consumo di alcol (Fahlke
et al 1994).
L’esistenza di un meccanismo addizionale di tipo oppiaceo che
intervenga nel mediare il consumo di alcol è suggerita da numerose
osservazioni (Herz 1997): ad esempio la somministrazione
dell’antagonista non selettivo degli oppiacei naltrexone inibisce
negli animali da laboratorio il comportamento operante volto all’acquisizione
dell’alcol (Stromberg 1998). Risultati
simili sono stati osservati con la somministrazione di antagonisti selettivi
dei recettori oppiacei µ e delta (Ciccocioppo
et al. 2002).
L’osservazione che la soppressione dell’autosomministrazione
di etanolo in ratti trattati con naloxone è accompagnata da una
diminuzione del rilascio etanolo-indotto della DA a livello del NAC
(Gonzales e Weiss 1998) dimostra che
il meccanismo addizionale che media l’assunzione di alcol è
comunque parzialmente riconducibile al sistema dopaminergico mesolimbico11.
L’ ipotesi di Davis e Walsh (Davis e
Walsh 1970) che suggerirono che la formazione a livello encefalico
di alcaloidi morfino-simili derivanti dal metabolismo dell’etanolo12
potesse significativamente contribuire al consumo di alcol, è
rimasta controversa (Ulm et al . 1995; Hyytia
e Kiianmaa K. 2001) dato che la quantità di tetra-idro-chinolina
rilevata a livello centrale è estremamente bassa. Anche l’influenza
del genotipo nella risposta del sistema oppioide endogeno all’alcol
(Hyytia et al. 2001; Fadda
et al. 1999) è attualmente oggetto di dibattito in letteratura
(v.
Ulanio http://www.sosdroga.it/sistematica/2003053101/index.htm).
4 . Conclusioni
Alterando la funzionalità di proteine chiave, incluso neurotrasmettitori
ed enzimi deputati alla fosforilazione a livello dei neuroni l’alcol
può condurre a cambiamenti nella conduzione sinaptica. Mentre
i cambiamenti rapidi conducono ad un quadro di intossicazione acuta
da alcol, l’esposizione cronica all’alcol induce dei processi
adattativi nella funzionalità di quelle medesime proteine che
conducono alterazioni della conduzione sinaptica nel tentativo di compensare
la prolungata esposizione all’alcol. Questi adattamenti danno
origine a tolleranza, dipendenza e sindrome astinenziale. Lo sviluppo
di nuove tecniche di analisi nonché di ingegneria genetica potrebbe
permettere ai ricercatori di meglio esaminare i meccanismi molecolari
responsabili degli effetti dell’etanolo a livello encefalico sia
a breve che a lungo termine: conseguenza di una migliore conoscenza,
lo sviluppo di molecole che più miratamene possibile possano
condurre a terapia e prevenzione dei danni indotti a livello del SNC
dall’ abuso acuto e cronico di alcol.
5. Bibliografia
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Note
I recettori per il GABA si suddividono in 3 classi,
rispettivamente denominate GABAA, GABAB e GABAC.
Il sottotipo GABAA (risultato più sensibile agli effetti
dell’alcol) è composto di numerose subunità (alfa,
beta, gamma, delta, epsilon, ro, pi-greco): differenze nella sequenza
aminoacidica determinano l’esistenza di più membri per
ciascuna famiglia di subunità (Whiting
et al. 1999). Nel complesso il recettore è pentamerico e
va a costituire un canale per il passaggio degli ioni Cl-
. Il legame del GABA con il suo recettore causa l’apertura dei
canali per il Cl- ; la conseguente iperpolarizzazione neuronale
rende la cellula più difficilmente suscettibile all’insorgenza
del potenziale di azione.
2 La glicina è il più importante neurotrasmettitore
ad azione inibitoria a livello del midollo spinale e del tronco encefalico
(midollo allungato). I suoi (specifici) recettori sono composti di subunità
(alfa1, alfa2, alfa3 e alfa4 nonché beta) di cui sono state recentemente
caratterizzate numerose varianti (Jentsch et
al. 2002).
3 Il sistema dopaminergico mesolimbico origina a livello
dell’area ventrale tegmentale. Da questa originano le vie dopaminergiche
(mesolimbiche/mesocorticali) che provvedono primariamente all’innervazione
del nucleus accumbens, della amigdala e della corteccia prefrontale.
L’amigdala insieme alla cosiddetta conchiglia del nucleo accumbens
(una suddivisione funzionale del nucleo accumbens ne prevede due porzioni
rispettivamente identificate come shell - conchiglia e core - corpo
centrale) forma una struttura citoarchitettonica che viene denominata
amigdala estesa.
4 Una delle proprietà più interessanti
dei farmaci dotati di effetti comportamentali consiste nella loro capacità
di agire come stimolo discriminativo. In uno studio di farmaco-discriminazione,
gli animali sono addestrati a rispondere in maniera differente (ad es.
premendo una leva anziché un'altra) in presenza di differenti
condizioni farmacologiche (ad es. placebo o farmaco in esame). E' stato
osservato che i farmaci d’abuso sono in grado di agire come stimoli
discriminativi. Animali addestrati a discriminare l'anfetamina rispondono
come se avessero ricevuto questo farmaco anche quando siano stati esposti
ad altri stimolanti, come la cocaina. L'aspetto pratico più rilevante
dei modelli di farmaco-discriminazione consiste nella loro capacità
di predire la natura farmacologica degli effetti soggettivi indotti
da una sostanza psicoattiva nell'uomo. Inoltre le proprietà stimolo-discriminative
di una sostanza possono contribuire al restaurarsi di un comportamento
di abuso (dopo la sua estinzione) in quanto una storia di autosomministrazione
è mantenuto sia dalla proprietà di rinforzo positivo della
sostanza stessa che da quelle stimolo-discriminatve. In accordo con
quanto detto le proprietà di stimolo-discriminativo possono reintrodurre
un comportamento di ricerca della droga in maniera non prevedibile sulla
base delle sue proprietà di rinforzo (Stolerman
1992).
5 Il glutammato è il più importante
neurotrasmettitore del SNC ad azione eccitatoria: agisce attivando suoi
propri recettori ionotropi e metabotropici. I recettori ionotropi sono
ulteriormente suddivisi in recettori che rispondono al N-metil-D-aspartato
(NMDA) e quelli che rispondono all’ alfa-amino-3-idrossi-5-metilsossazolo-4-propionato
(AMPA) o al cainato (K) (Dingledine et al.
1999). I recettori NMDA sono composti di subunità della famiglia
NR1 (che include 8 isoforme) e NR2 (comprendente 4 tipi NR2A-NR2D).
La subunità NR1 è presente in tutti i tipi recettoriale
e sembra pertanto essere parte costitutiva essenziale per la funzionalità
recettoriale stessa; all’opposto la presenza o l’assenza
di specifiche subunità NR2 rappresenta il maggior fattore caratterizzante
la variabilità nelle proprietà di differenti recettori
NMDA. I 4 sottotipi NR2 sono rappresentati in modo differente nelle
diverse regioni encefaliche: ad esempio a livello della corteccia i
recettori NMDA contengono sia il sottotipo NR2A che quello NR2B.
La stimolazione di questi recettori apre direttamente canali selettivi
per i cationi ed il canale attivato dal NMDA è molto permeabile
agli ioni Ca+, Na+ e K+, mentre è bloccato dal Mg+. Un aumento,
anche moderato, della concentrazione intracellulare di Ca+ innesta una
serie di processi fisiologici e fisiopatologici (dal potenziale di azione
a disordini di eccitotossicità e neurodegenerazione sino alla
morte neuronale).
6 Le proteino-chinasi sono una classe di molecole che
svolgono un ruolo importante nella regolazione della funzionalità
sinaptica, essendo enzimi che catalizzano l’addizione di una molecola
di fosfato a parti specifiche di proteine: questo meccanismo biochimico,
conosciuto come fosforilazione delle proteine, è usualmente attivato
da messaggeri intracellulari. Alla fosforilazione di una proteina, ovvero
al suo cambiamento strutturale, può conseguire una alterazione
funzionale; ad esempio la fosforilazione di alcuni canali ionici può
alterarne la funzione di trasmissione del segnale.
7 Fisiologicamente, i canali ionici voltaggio–dipendenti
risultano attivati a seguito di cambiamenti del potenziale di membrana:
in particolare i canali del Ca++ voltaggio-dipendenti rispondono alla
depolarizzazione della membrana neuronale permettendo l’entrata
del Ca++, mentre la attività coordinata dei canali del Na+ e
del K+ conduce alla ripolarizzazione. Pertanto, dato il ruolo cruciale
svolto da questi nella funzionalità neuronale, non sorprende
che l’ipotesi che l’etanolo potesse svolgere la sua azione
depressiva anche attraverso l’interazione con essi, abbia trovato
conferme.
8 Il trasportatore della DA è una molecola
aminoacidica primariamente responsabile del termine dell’azione
della DA a livello sinaptico, in quanto facente parte del meccanismo
di ricaptazione del neurotrasmettitore.
9 Il GABA-transaminasi è un enzima deputato
alla scissione del GABA; la sua inibizione causa un aumento della concentrazione
del substrato a livello sinaptico. Una sostanza che agisca attraverso
l’inibizione del GABA-transaminasi agisce come un agonista GABA
ad azione indiretta.
10 I recettori 5-HT3 sono dei recettori
legati a canali ionici, che controllano il flusso di ioni Na+ nei neuroni;
sono localizzati prevalentemente a livello pre-sinaptico ed è
proprio questa localizzazione che ne ha suggerito un ruolo nella modulazione
del rilascio di neurotrasmettitori quali la serotonina, la dopamina
e l’acetilcolina . Sono rappresentati prevalentemente a livello
del sistema limbico e del tronco encefalico
11 Come noto sia nel VTA che nel NAC sono presenti
peptidi oppioidi con i relativi recettori.
12 La reazione dell’acetaldeide (metabolita
intermedio dell’etanolo) con la dopamina risulta nella formazione
di due alcaloidi: la tetra-idro-papaverolina (THP) e la tetra-idro-chinolina
(TIQ), molecole farmacologicamente simili alla morfina.
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