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SISTEMATICA Elenco
dei lavori disponibili
Neurofarmacologia dell’etanolo: effetti cronici
Manuela Graziani
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università “La Sapienza” e Policlinico “Umberto
I” - Roma
- Introduzione
- Meccanismi di rinforzo nell’alcolismo
- Basi molecolari
- Novel Targets
- Sommario e conclusioni
- Bibliografia
1. Introduzione
Con il termine alcolismo si identifica una condizione di dipendenza
da alcol (“addiction”) caratterizzata dalla presenza di
tre o più dei seguenti elementi (osservabili in un unico periodo
di 12 mesi)
- Tolleranza (diminuzione progressiva dell’effetto di una sostanza
, cui segue la necessità dell’assunzione di dosi più
elevate allo scopo di mantenere l’effetto desiderato)
- Astinenza (comparsa di una determinata sintomatologia a seguito
della sospensione o della riduzione della quantità assunta)
- Assunzione di alcol in quantità o per periodi maggiori di
quanto programmato
- Fallimento dei tentativi di controllarne l’uso
- Impiego di molto tempo allo scopo di reperire/utilizzare la sostanza
- Interruzione o forte riduzione delle attività lavorative,
sociali e ricreazionali
- Assunzione della sostanza a dispetto delle conseguenze di ordine
fisico e/o psicologico.
I criteri per la formulazione della diagnosi di alcolismo (nonché
di sostanze psicoattive) sono chiaramente elencati dalla American Psychiatric
Association nella IV edizione del Diagnostic and Statistical Manual
of Mental Disorders - (DSM IV): in esso l’alcolismo viene collocato
tra i Disturbi Mentali, nel capitolo dei Disturbi da Uso di Sostanze
(DUS), laddove con il termine “sostanze” si possono identificare
sia le droghe di abuso che i farmaci. La diagnosi di abuso, sempre secondo
i criteri del DSM IV, risulta caratterizzata dalla presenza di uno o
più dei seguenti elementi:
- incapacità ad assolvere i principali compiti connessi con
il ruolo sul lavoro, a scuola o a casa;
- ricorrente uso della sostanza in situazioni fisicamente rischiose
(per es., guidando una macchina);
- presenza di ricorrenti problemi legali correlati all’uso
della sostanza stessa;
- presenza di ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati
o esacerbati dagli effetti della sostanza.
Alla base dell’istaurarsi di tolleranza, dipendenza ed astinenza
rinveniamo gli effetti farmacologici e comportamentali derivanti dalla
esposizione cronica (ed acuta!) all’alcol.
A differenza della maggior parte delle sostanze d’abuso, l’azione
delle quali si esplica su singoli sistemi recettoriale e/o target neurochimici,
gli effetti che l’alcol esercita sono riconducibili ad un’azione
su classi recettoriale differenti, ovvero a siti anatomofunzionali multipli.
Pertanto una comprensione più completa possibile degli effetti
e delle complesse interazioni tra sistemi neurotrasmettitoriali evocati
dall’alcol non può che essere la base necessaria per lo
sviluppo di agenti farmacologici atti alla terapia dell’alcolismo.
2. Meccanismi di rinforzo nell’alcolismo
Poiché l’alcolismo è caratterizzato dalla assunzione
compulsiva ed eccessiva di alcol, la sua associazione con il concetto
di rinforzo risulta assolutamente cruciale. Viene definito come rinforzo
un evento che aumenta la probabilità di una risposta (Johanson
1992) e alcune delle azioni farmacologiche che primariamente l’alcol
esercita costituiscono stimoli di rinforzo sia positivo che negativo(1).
L’ingestione di alcol risulta infatti associata ad un piacere
o comunque ad un evento positivo, ad esempio il miglioramento del tono
dell’umore, che aumenta la possibilità che esso venga ulteriormente
desiderato. All’opposto (o paradossalmente) anche i rinforzi negativi
correlati all’abuso di alcol possono condurre un individuo ad
assumerne ulteriori quantità: ad esempio in individui o contesti
nei quali l’alcol viene assunto allo scopo di placare una stato
di ansia o depressione o di evitare l’insorgenza di una sindrome
astinenziale. Si può ritenere che conseguenza delle suddette
proprietà di rinforzo positivo e negativo sono alla base della
reiterazione del comportamento di ricerca dell’alcol (e quindi
dell’istaurarsi della condizione di alcolismo) nonché alla
base delle recidive che avvengono anche dopo lunghi periodi di astensione
(relapse).
Secondariamente, stimoli o eventi di per sé neutrali possono
acquisire proprietà di rinforzo quando ripetutamente associati
con gli effetti di rinforzo dell’alcol (rinforzo secondario; Babbini
e Gaiardi 1992): ad esempio, quando una persona entra in un bar,
nel quale usualmente consuma alcolici, può sperimentare sensazioni
positive analoghe a quelle indotte dal consumo di alcool. Anche gli
effetti di rinforzo secondario possono essere positivi o negativi: un
esempio di effetto di rinforzo negativo condizionato può essere
l’associazione di un particolare stimolo con l’insorgenza
della sindrome astinenziale da alcol. E’ bene tenere presente
che gli effetti rinforzo negativo sia primario che secondario debbono
essere distinti dagli effetti avversivi(2),
quali nausea e vomito, che l’etanolo produce quando assunto ad
alte dosi.
Dopamina (DA)
Come oramai ampiamente dimostrato (Brodie et al. 1990;
Gessa et al 1985) l’effetto di rinforzo positivo
posseduto dall’etanolo è associato alla sua azione attivatoria
sulla funzione dopaminergica a livello dell’area ventrale tegmentale
(ventral tegmental area – VTA), cui consegue un aumento
della concentrazione della DA a livello del nucleus accumbens
(NAC).
All’esposizione cronica all’alcol conseguono dei processi
adattativi nella funzione mesolimbica dopaminergica, consistenti principalmente
in una ipofunzione della medesima, condizione questa ritenuta fondamentale
per il mantenimento della condizione di dipendenza: alla base del prolungamento
dell’assunzione di alcol (nonché del ripristino del comportamento
di ricerca di alcol dopo un periodo astinenziale) vi sarebbe pertanto
un tentativo di compensare la diminuita azione di “efficacia”
dell’alcol sul rilascio di dopamina.
Inoltre l’interruzione brusca di una assunzione cronica conduce
ad un ulteriore decremento dell’attività dopaminergica
neuronale a livello della VTA, nonché dei livelli extracellulari
di DA a livello del NAC: ciò suggerisce che l’ipofunzione
dopaminergica a livello mesolimbico sia di cruciale importanza per il
mantenimento del comportamento di dipendenza. In altre parole, l’assunzione
cronicamente protratta di alcol risulta “necessaria” al
fine di compensare la diminuzione del rilascio di DA e costituirebbe
inoltre la base farmacologica motivazionale che conduce alla ricerca
di alcol dopo un periodo astinenziale.
Recenti studi forniscono risposte sui meccanismi sottesi all’alterazione
dei livelli dopaminergici, evidenziata sia durante l’assunzione
prolungata che a seguito della brusca interruzione dell’assunzione
stessa.
Un contributo neurofarmacologico importante deriva dalla soppressione
della liberazione di DA derivante da una iperattività dei canali
del Ca++L-type etanolo-indotta: tale soppressione è
stata evidenziata in ratti resi dipendenti all’alcol in astinenza
da 10 ore nei quali l’inibizione dei suddetti canali blocca selettivamente
alcuni dei segni (i.e convulsioni, tremori, catatonia) caratteristici
della astinenza stessa (Rossetti et al. 1999). Altre
alterazioni del metabolismo della DA a livello mesostriatale, che partecipano
al mantenimento della condizione di dipendenza, sono un decremento della
sintesi nonché un aumento della clearance della DA a livello
delle sinapsi (conseguenza dell’aumento dei livelli del trasportatore
della DA), alterazioni ambedue evidenziate in ratti che assumono cronicamente
etanolo (Rothblat et al. 2001).
Il deficit di DA che si osserva in soggetti con storia di alcol-dipendenza
(Diana et al. 2003) perdura molto al di là
della sindrome astinenziale acuta: un recente lavoro evidenzia che la
concentrazione di DA a livello del VTA permane minore (Bailey
et al. 2000) anche a due mesi dall’interruzione. La persistenza
di tale alterazione renderebbe ragione della vulnerabilità alle
recidive (relapse), sia del protrarsi degli effetti avversi caratteristici
della sindrome astinenziale. Studi clinici (Heinz et al.
1995) hanno evidenziato che una bassa percentuale di recupero della
funzionalità recettoriale della DA rappresenta un fattore predittivo
di recidiva all’assunzione di alcol confermando ulteriormente
la rilevanza comportamentale di una persistente disregolazione del sistema
dopaminergico nel determinismo dell’abuso di alcol.
Da quanto sopra esposto risulta evidente il ruolo centrale del sistema
dopaminergico negli effetti di rinforzo positivo esibiti dall’etanolo:
sono comunque numerose le osservazioni che indicano il coinvolgimento
di altri sistemi neurotrasmettitoriali, quali quelli oppiaceo e serotoninergico
nel meccanismo di rinforzo positivo correlato all’ingestione di
etanolo.
Sistema oppioide
Il coinvolgimento del sistema oppioide endogeno è implicato
nei meccanismi neurobiologici alla base sia dell’induzione che
del mantenimento del comportamento di assunzione di alcol (v. Graziani:
Neurofarmacologia
dell’etanolo: effetti acuti).
Ad esempio, la distruzione di neuroni dopaminergici a livello mesolimbico,
non ha mostrato influire significativamente (Ikemoto
et al. 1997) sul consumo di alcol in ratti che avevano avuto un
precedente contatto con l’alcol stesso, mentre ha inibito significativamente
l’acquisizione del comportamento di ingestione, suggerendo pertanto
che siano differenti i meccanismi implicati nei comportamenti rispettivamente
di mantenimento e di acquisizione del consumo di alcol (Fahlke
et al 1994).
L’esistenza di un meccanismo addizionale di tipo oppiaceo che
intervenga nel mediare il consumo di alcol è supportata da numerose
osservazioni sperimentali (Herz 1997): la somministrazione
dell’antagonista non selettivo degli oppiacei naltrexone inibisce
negli animali da laboratorio il comportamento operante volto all’acquisizione
dell’alcol (Stromberg 1998). Risultati simili
sono stati osservati con la somministrazione di antagonisti selettivi
dei recettori oppiacei mu e delta (Ciccocioppo et al.
2002). La soppressione dell’autosomministrazione di etanolo
in ratti trattati con naloxone è accompagnata da una diminuzione
del rilascio etanolo-indotto della DA a livello del NAC (Gonzales
e Weiss 1998) dimostrando pertanto come il meccanismo addizionale
che media l’assunzione di alcol sia comunque parzialmente riconducibile
al sistema dopaminergico mesolimbico(3).
L’ ipotesi di Davis e Walsh (Davis e Walsh 1970)
che la formazione a livello encefalico di alcaloidi morfino-simili derivanti
dal metabolismo dell’etanolo(4)
potesse significativamente contribuire al consumo di alcol, è
rimasta controversa (Ulm et al . 1995; Hyytia
e Kiianmaa 2001) dato che la quantità di tetra-idro-chinolina
rilevata a livello centrale è estremamente bassa. Anche l’influenza
del genotipo nella risposta del sistema oppioide endogeno all’alcol
(Hyytia e Kiianmaa. 2001; Fadda et
al. 1999) è attualmente oggetto di dibattito in letteratura
(v. Ulanio: Aspetti
genetici dell’alcolismo).
In una situazione di sindrome astinenziale acuta indotta in ratti alcohol-
preferred è stato osservato un aumento dell’affinità
degli agonisti dei recettori mu sia a livello del NAC che del VTA (Chen
e Lawrence 2000), suggerendo l’esistenza di un meccanismo
di adattamento recettoriale durante le fasi precoci dell’astinenza
stessa. Più recentemente è stato osservato un aumento
della densità dei recettori mu (Djouma e Lawrence
2002). Questi dati suggeriscono che anche il sistema oppioide, oltre
al sistema dopaminergico è suscettibile di modulazione a seguito
dell’assunzione cronica di etanolo, nonché a seguito dell’insorgenza
di sindrome astinenziale. A differenza degli effetti sui recettori dopaminergici,
che come sopra detto divengono evidenti da 5 a 10 giorni dopo l’astinenza
da alcol, l’effetto modulatorio sul sistema oppiaceo si evidenzia
già nelle fasi precoci dell’astinenza.
Sistema serotoninergico
Il ruolo del sistema serotoninergico nell’induzione e nel mantenimento
del comportamento di assunzione di alcol è oggetto di studio
da circa 20 anni, ovvero da quando studi preliminari indicarono che
lesioni o alterazioni farmacologiche tali da indurre una deplezione
dei livelli centrali di 5-HT risultavano associati, nell’animale
da laboratorio, ad una diminuzione del comportamento operante volto
alla assunzione di etanolo (Myers e Veale 1968).
In particolare l’osservazione che all’attivazione delle
fibre serotoninergiche che si proiettano dal nucleo dorsale del rafe
al NAC consegue l’innalzamento dei livelli extracellulari di dopamina
(Yoshimoto e McBride 1992) suggerì un ruolo
della serotonina nell’attivazione del sistema dopaminergico mesolimbico.
Più specificamente la perfusione locale del NAC con agonisti
dei recettori 5-HT2 (Bowers et al. 2000) e 5-HT3
(Campbell e McBride 1995) incrementa i livelli
di DA nel NAC stesso, suggerendo che in particolare questi due sottotipi
recettoriale sono implicati nella regolazione della liberazione di DA
a livello del NAC.
Numerosi sono i dati sperimentali che hanno indicato come la somministrazione
di antagonisti dei recettori 5-HT3 diminuisca il consumo
di alcol in numerose specie nonché modelli animali (Fadda
et al. 1991; McBride e Li 1998): l’efficacia
di tale azione sembra derivare dalle condizioni del “drinking”:
i.e. gli antagonisti dei recettori 5-HT3 risultano efficaci
nel ridurre l’acquisizione ed il mantenimento del comportamento
di assunzione dell’alcol in condizioni di libero accesso nelle
24 ore, mentre all’opposto risultano relativamente inefficaci
nella prevenzione del relapse dopo 2 settimane di interruzione
dell’assunzione (Rodd-Henricks et al. 2000):
questi dati suggeriscono che nel periodo di astensione dall’alcol
possono insorgere dei cambiamenti a carico dei recettori stessi cui
può conseguire una alterazione della risposta agli antagonisti
5-HT3 (Thielen et al. 2004).
L’osservazione iniziale della inibizione dell’assunzione
di alcol in animali trattati con antagonisti dei recettori 5-HT3
ha posto le basi farmacodinamiche per un più ampio studio
degli effetti di un antagonista 5-HT3 come l’ondansetrone
nel trattamento dell’alcolismo. Uno studio clinico preliminare
(Sellers et al. 1994) aveva fornito, seppure con
le dovute limitazioni (periodo di osservazione breve, scarsa numerosità
del campione, ecc.) risultati che suggerivano il prosieguo con una sperimentazione
su larga scala. Uno studio più recente (Johnson
et al. 2002) ha indicato nell’alcolismo ad insorgenza precoce
(caratterizzato come noto da alterazioni del sistema serotoninergico
di grado più elevato rispetto all’alcolismo ad insorgenza
tardiva) la tipologia maggiormente suscettibile alla terapia con ondansetrone.
3. Basi molecolari
Recettori GABAA
Tra le azioni svolte dall’alcol a livello del Sistema Nervoso
Centrale, una delle meglio caratterizzate è senz’altro
quella di stimolazione dei recettori GABAA: quando tale stimolazione
divenga ripetuta per esposizione cronica all’alcol, ad essa consegue
una down-regulation dei recettori bersaglio, nonché
una alterazione nell’espressione di alcune delle loro subunità
costituenti (Davies 2003). La down regulation dei recettori
relativi al più importante neurotrasmettitore ad azione inibitoria
gioca un ruolo certamente fondamentale nella ipereccitabilità
neuronale (e nell’insorgenza di tremori e convulsioni!) osservabili
nell’astinenza acuta da alcol. Conseguenza (e conferma) farmacodinamica
è l’utilizzo clinico delle benzodiazepine nelle clonie
associate all’astinenza, in quanto tali molecole, come noto, con
meccanismo allosterico aumentano la funzionalità dei recettori
GABAA. In particolare le alterazioni nella struttura del
recettore indotte dalla l’esposizione cronica all’alcol
sono attribuibili a cambiamenti nell’espressione delle differenti
subunità che partecipano alla sua formazione (Crews
et al. 1996): specificamente dati sperimentali indicano la diminuzione
dei livelli della subunità alfa1 e del relativo RNAm, mentre
la subunità alfa4 risulta aumentata in alcune area cerebrali
come la corteccia (Devaud et al. 1995). A questi cambiamenti
strutturali consegue la diminuzione di sensibilità dei recettori,
[diminuzione peraltro evidenziata anche in assenza di alterazioni nell’espressione
recettoriale (Klein et al. 1995)].
Altra causa del cambiamento di sensibilità dei recettori GABAA
è da identificarsi nella alterazione della funzionalità
della protein-chinasi C (PKC(5)), ovvero
in alterazioni della fosforilazione del recettore indotte dall’esposizione
cronica all’alcol. Fisiologicamente la funzionalità dei
recettori GABAA è regolata, tra gli altri, dalla attività
della PKC, che avrebbe un ruolo specifico nel processo di internalizzazione
del recettore GABAA : da notare che tale processo di internalizzazione
contribuisce al rimodellamento sinaptico sotteso alla dipendenza fisica
da agenti GABA-mimetici come alcol e benzodiazepine (Barnes
2000). Ulteriore conferma all’importanza dell’interazione
etanolo-PKC nella determinazione della tolleranza deriva dall’osservazione
sperimentale di una minor sensibilità del GABAA all’etanolo
conseguente alla mancanza di una delle isoforme (gamma) della PKC (Olive
et al. 2001, Harris et al. 1995).
Ambedue questi effetti cronici dell’alcol sul recettore GABAA
(ovvero sulla espressione delle subunità nonché sulla
fosforilazione recettoriale) contribuiscono all’insorgenza della
tolleranza per esposizione prolungata all’etanolo, in quanto come
già sottolineato inducono una diminuzione della sensibilità
all’azione all’alcol stesso.
Recettori NMDA
L’esposizione acuta all’etanolo induce, come noto, inibizione
della attività dei recettori sottotipo NMDA del glutammato. Al
contrario, e congruamente, l’esposizione cronica induce un aumento
sia del numero (Hoffman 1995) che della funzionalità
(risposta) (Smothers et al. 1997) dei recettori NMDA
all’alcol. E’ difatti in risposta al blocco prolungato della
funzionalità dei recettori NMDA, che risultano aumentati sia
l’affinità del NMDA per i relativi recettori, che i livelli
delle subunità NR1, NR2A e NR2B, nonché del RNAm relativo
alla subnità NR2 (Kumari e Ticku 2000).
All’aumento del RNA che presiede alla codifica della subunità
NR2 consegue (Hu et al. 1996, Allgaier
2002) da una parte un aumento del numero totale dei recettori NMDA
(causato dalla maggior disponibilità delle sue subunità)
e quindi un aumento del tono glutamatergico, dall’altra una modulazione
della risposta differente da quella fisiologica, in quanto i recettori
NMDA contenenti la subunità B inducono a livello corticale una
risposta sinaptica di durata maggiore. A livello dell’ippocampo
l’esposizione prolungata all’alcol conduce ad un aumento
delle subunità NR1 e NR2A (Snell et al. 2001):
il conseguente aumento del numero dei recettori per l’NMDA in
questa area cerebrale può contribuire (dato il ruolo chiave fisiologicamente
svolto da questa nei processi di memoria e apprendimento) allo sviluppo
delle alterazioni della memoria osservabili per esposizione cronica
all’alcol.
Se l’inibizione dell’attività dei recettori NMDA
indotta dall’alcol appare determinante nell’induzione della
tolleranza all’alcol, altrettanto chiara risulta l’importanza
del suddetto fenomeno adattativo di up-regulation dei recettori NMDA
(fisiologicamente ad azione eccitatoria sul SNC) nell’istaurarsi
della sindrome astinenziale nei consumatori cronici.
Altro effetto dell’etanolo che a sua volta contribuisce alla riduzione
della sensibilità dei recettori NMDA all’azione dell’etanolo
è l’effetto da esso indotto di cambiamento nello stato
di fosforilazione delle subunità recettoriale: difatti la fosforilazione
dei recettori NMDA da parte della tirosina chinasi può regolare
la sensibilità dei recettori stessi. La somministrazione di etanolo
può aumentare la fosforilazione delle subunità NR2A e
NR2B, diminuendo così la sensibilità dei recettori NMDA
all’etanolo stesso (Anders et al. 1999).
Interessanti dati clinici supportano l’ipotesi che la dipendenza
da etanolo sia associata a tolleranza all’azione dell’etanolo
di antagonismo nei confronti dei recettori NMDA: a conferma un recente
lavoro (Krystal et al. 2003) in cui gli autori hanno
evidenziato sia in soggetti dipendenti da alcol che in soggetti con
storia familiare di alcolismo una ridotta sensibilità agli effetti
disforici indotti dalla ketamina (anestetico generale, antagonista non
competitivo dei recettori NMDA con proprietà psicotrope, v. Borghesan
et al.), suggerendo inoltre che sostanze ad azione antagonista dei
recettori NMDA possano in futuro giocare un ruolo importante nella terapia
dell’alcolismo.
Come già sopraccennato l’up regulation glutamatergica
contribuisce all’istaurarsi della sindrome astinenziale, ovvero
della osservazione di sintomi (eccitabilità, convulsioni) che
si identificano come espressione di neurotossicità; numerosi
dati confermano tale asserzione: in particolare è stato osservato
che nell’animale da laboratorio le convulsioni causate da astinenza
da alcol sono esacerbate dalla somministrazione di agonisti dei recettori
NMDA ed attenuate dalla somministrazione di antagonisti (Gonzalez
et al. 2001).
Infine si ritiene importante sottolineare che la stimolazione eccessiva
dei recettori NMDA costituisce il primum movens di un processo
che può esitare in necrosi neuronale in quanto a tale stimolazione
consegue un aumento della concentrazione intracellulare di Ca++,
la cui presenza in eccesso, come noto, risulta tossica per la cellula
stessa. Simile meccanismo d’azione tossica può essere alla
base dell’atrofia evidenziata anche in altre aree encefaliche
in soggetti con storia di abuso cronico di etanolo.
Neurosteroidi
La capacità dell’alcol di interagire con sistemi neurotrasmettitoriali
multipli include una importante azione neuromodulatoria ad opera dei
neurosteroidi(6). Sono numerose e recenti
le ricerche che si sono focalizzate sull’effetto acuto e cronico
dell’etanolo su questi neurotrasmettitori, ovvero della compartecipazione
degli stessi nell’insorgenza della dipendenza da etanolo e della
tolleranza. Come noto, alcuni neurosteroidi sono dei modulatori allosterici
di recettori neurotrasmettitoriali, ovvero agiscono a questo livello
come neuromodulatori. Tra gli altri, l’accento (Finn
et al. 2004) è stato posto sul ruolo neurofisiologico svolto
dal neurosteroide allopregnanolone (ALLOP), data la sua azione di modulatore
a livello dei recettori GABAA. E’ stato così
osservato che la riduzione dei livelli endogeni di ALLOP, indotta dalla
somministrazione dall’inibitore della 5-alfa-reduttasi finasteride,
riduce significativamente, nell’animale da laboratorio, il grado
di severità dell’astinenza da alcol, suggerendo un importante
ruolo dei livelli del neurosteroide nella eccitabilità neuronale
caratteristica della sindrome astinenziale. Gli autori ipotizzano che
interventi di tipo farmacologico sui livelli endogeni del neurosteroide
in oggetto costituiscano nel futuro una ulteriore possibilità
terapeutica per l’alcolismo.
4. Novel targets
Endocannabinoidi
Recenti lavori, avendo come oggetto lo studio delle interazioni
fra etanolo e sistema dei cannabinoidi endogeni, hanno condotto all’osservazione
sperimentale della inibizione della assunzione di etanolo (Arnone
et al. 1997) a seguito a somministrazione di un antagonista specifico
dei recettori dei cannabinoidi(7), inibizione
ugualmente evidenziabile anche in ratti alcohol-preferring
(Colombo et al. 1998).
In particolare, mediante l’utilizzo di metodiche sperimentali
che permettono lo studio delle componenti sia appetitive (ovvero preparatorie)
che consumatorie in senso stretto, è stato osservato che recettori
dei cannabinoidi endogeni potrebbero essere coinvolti in ambedue queste
fasi del comportamento ingestivo (Freedland et al. 2001).
Il meccanismo di attivazione reciproca tra cannabinoidi e sistema dopaminergico,
per il quale i cannabinoidi aumentano la trasmissione della dopamina
a livello del VTA (Tanda et al. 1997), e la dopamina,
tramite un’azione di attivazione dei recettori D2, causa la liberazione
di endocannabinoidi a livello della striato (Giuffrida
et al. 1999), potrebbe essere a ragione invocato, supportando l’ipotesi
formulata da alcuni autori (Freedland et al. 2001)
dell’eventuale efficacia di antagonisti degli endocannabinoidi
per la prevenzione delle recidive in soggetti ex-alcolisti.
Neuropeptide Y (NPY)
Recenti ricerche suggeriscono che anche il Neuropeptide Y(8)
moduli la risposta neurobiologica all’alcol, nonché il
consumo dello stesso (Thiele e Badia-Elder 2003).
I dati disponibili in letteratura provengono sia da modelli animali
che da studi clinici: sia l’assunzione che l’astinenza da
etanolo alterano i livelli di NPY a livello centrale; una importante
osservazione è che la somministrazione di NPY riduce l’assunzione
di etanolo in ratti alcohol-preferring, mentre non influenza
il consumo di etanolo in ratti “normali” (Badia-Elder
et al. 2001). Che il NPY possa agisce con effetti alcol-mimetici
viene suggerito anche delle osservazioni sperimentali sugli effetti
neurofisiologici a livello di corteccia frontale e amigdala dei due
composti: etanolo e NPY infatti appaiono evocare risposte sovrapponibili
nonchè additive quando vengano somministrate congiuntamente (Ehlers
et al. 1998).
Che un polimorfismo del gene associato alla sintesi del NPY possa contribuire
alla “preferenza” per l’alcol è stato osservato
anche in uno studio clinico nel quale è stato evidenziato che
la presenza di una variante del gene che produce una sostituzione aminoacidica
nella sequenza del NPY risulta associata con una elevata percentuale
di “heavy drinkers” (Kauhanen et al. 2000).
Sono auspicabili ulteriori studi che possano meglio caratterizzare il
meccanismo di azione dell’etanolo su sistema dei cannabinoidi
endogeno e NPY, conducendo eventualmente allo sviluppo di strategie
terapeutiche innovative nel trattamento/prevenzione dell’alcolismo.
Corticotropin-releasing factor (CRF)
A livello del nucleo centrale dell’amigdala si osserva un aumento
nei livelli del corticotropin-releasing factor (CRF), la cui
liberazione come noto è caratterizzante della risposta allo stress
(Zorrilla et al. 2001). In un recente lavoro sperimentale
(Valdez et al. 2003) si osserva che la somministrazione
intracerebroventricolare di un antagonista dei recettori del CRF attenua
l’aumento della risposta allo stress causata dall’astinenza
alcolica. Il rilascio di CRF ritorna ai valori normali quando venga
nuovamente assunto alcol (Olive et al. 2002).
5. Sommario e conclusioni
L’alcol agisce a livello centrale su numerosi targets
cellulari alterandone il ruolo neuromodulatorio: in particolare agisce
in modo diretto o indiretto sulla funzionalità di sistemi neurotrasmettitoriali,
quali DA, GABA, NMDA e 5-HT di fondamentale importanza per lo sviluppo
e il mantenimento dell’alcolismo. Recentemente nuove ricerche
si sono focalizzate sulle azioni che l’alcol sembra esercitare
su altri neuromediatori, come gli endocannabinoidi, il Neuropeptide
Y ed il corticotropin-releasing factor: tali ricerche rappresentano
un ulteriore stimolo allo studio preclinico e clinico dell’alcolismo,
volto sìa alla individuazione di nuovi agenti terapeutici, ma
anche ad eventuali associazioni terapeutiche che tengano conto della
complessità neuropsicofarmacologica sottesa allo sviluppo ed
al mantenimento della condizione di alcolismo.
Note
- Un rinforzo è positivo quando il comportamento
volto alla acquisizione di quel rinforzo è aumentato dalla
presentazione del rinforzo stesso. Al contrario, quando le risposte
comportamentali si sviluppano allo scopo di evitare lo stimolo, quest'ultimo
viene definito come rinforzo negativo.
- Una delle metodiche con la quale tali proprietà
sono state messe in evidenza è la avversione gustativa condizionata
(conditioned taste aversion – CTA), atta ad evidenziare
eventuali proprietà avversive delle sostanze: se l’ingestione
di un alimento di sapore definito veniva seguita dalla somministrazione
di un farmaco che provoca uno stato spiacevole, il soggetto evita
l’assunzione di quell’alimento, quando sottoposto ad una
prova di scelta. Le proprietà avversive e gratificanti di una
sostanza non sono immutabili, poiché possono venire ampiamente
influenzate da numerose condizioni (ambientali o endogene). Così
l’effetto soggettivo di un farmaco può costituire un
rinforzo o una punizione a seconda delle condizioni presenti al momento
della sua somministrazione.
- Come noto sia nel VTA che nel NAC sono presenti
peptidi oppioidi con i relativi recettori.
- La reazione dell’acetaldeide (metabolita
intermedio dell’etanolo) con la dopamina risulta nella formazione
di due alcaloidi: la tetra-idro-papaverolina (THP) e la tetra-idro-chinolina
(TIQ), molecole farmacologicamente simili alla morfina.
- Quelle delle proteinchinasi, è una famiglia
di enzimi fosforilanti che regolano, tra le altre, alcune funzioni
neuronali come l’attività a livello dei recettori associati
a canali ionici e il rilascio di trasmettitori: tra di esse è
inclusa la proteinchinasi C (PKC).
- Il termine neurosteroidi fu introdotto da Baulieu
(1981) per designare composti derivanti dagli ormoni steroidi (ovvero
aventi come precursori il colesterolo o analoghi steroidi) rinvenuti
a livello encefalico a concentrazioni non correlate a quelle plasmatiche;
nei successivi 10 anni fu sempre più chiaro che la sintesi
di questi steroidi avveniva nel sistema nervoso centrale (e periferico)
ad opera di enzimi steroidogenici presenti in tipi cellulari differenti
(neuroni, glia) (Mellon et al. 2001; Plassart-Schiess
e Baulieu 2001). Questa classe funzionale include alcuni steroidi
conosciuti come precursori di ormoni , ovvero come molecole di per
sé non attive come ormoni “classici”, ma di cui
è stata riconosciuta una neuroattività, come il pregnenolone
o il deidroepiandrosterone. Allo stato attuale delle conoscenze, le
funzioni che i vari neurosteroidi svolgono sono riassumibili in una
azione neuromodulatoria svolta con meccanismi differenti ovvero: azione
a livello di recettori nucleari (regolazione della trascrizione di
geni), azione a livello delle membrane recettoriale (es. a livello
del recettore GABAA), azione endocrina di tipo paracrino
(es. azione di stimolo sulla sintesi della mielina a livello delle
cellule di Schwann). Più recentemente è stata identificato
nei microtubuli, ovvero nella proteina associata cosiddetta di tipo
2, un nuovo target dell’azione di alcuni neurosteroidi.
- Il SR141716A è un antagonista selettivo
dei recettori CB1, recettori attraverso i quali gli (endo) cannabinoidi
inducono i loro effetti psicotropi.
- Il neuropeptide Y (NPY) neurotrasmettitore di
natura aminoacidica largamente distribuito nel Sistema Nervoso Centrale
è implicato, tra gli altri, nel controllo dell’assunzione
di cibo, nell’eccitazione a livello corticale e in alcune funzioni
omestatiche cardiovascolari. In particolare a livello dell’ipotalamo
è riconosciuto come uno dei mediatori chiave nel controllo
dell’assunzione di cibo; dati sperimentali difatti evidenziano
che la somministrazione acuta di NPY nell’ipotalamo induce un
aumento dell’assunzione di cibo, che, perdurante la somministrazione
con conseguente iperfagia, conduce ad uno stato di obesità
(Levens e Della-Zuana 2003).
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